Verso la fine del 2017, di fronte all’ennesimo documentario relativo al tessuto non tessuto di Einstein che sarebbe dovuto essere in grado di dimostrare il comportamento della deformazione dello spazio-tempo (vuoto) nel momento in cui i pianeti più piccoli, o meglio i satelliti che orbitano attorno ad una massa più grande, come ad esempio la terra attorno al sole, il fatto che la sfera più piccola (il satellite) precipitasse tutte le volte, o meglio, come tutte le altre volte sempre in fondo al tessuto, mi fece letteralmente irritare.
Perché mi fece irritare? Perché proprio per il fatto che quella sfera precipitasse continuamente verso l'interno quella dimostrazione non era in grado di dimostrare nulla al di fuori di questo e quindi, a mio modo di vedere, "quell'esperimento" che tra l'altro non si addice nel modo più assoluto al moto orbitale di un sistema solare all'interno di una galassia (argomento che viene eluso ogni volta) rende questa teoria letteralmente priva di senso.
Del resto, non mi aveva mai convinto più di tanto nemmeno l’ipotesi precedente, quella Newtoniana, anche perché una teoria basata su un’immaginaria attrazione reciproca tra masse ipotizzata agli inizi del 700, e cioè in un periodo in cui la conoscenza dei pianeti era limitata a Saturno, ossia ai tempi dove non esisteva nessuna consapevolezza riguardo la presenza di Urano e di Nettuno, due pianeti che rispettivamente hanno 20 e 30 volte la distanza che ha la Terra dal Sole, a mio modo di vedere, anche quella, non poteva essere una teoria che la si potesse considerare logicamente attendibile.
Non sò a voi, ma a me normalmente ha sempre suscitato molte perplessità il fatto che la Terra attrae la Luna e la Luna, che da millenni non si ha notizia di una meteorite caduta su di essa, a sua volta, influenza un pianeta grande tanto quanto la Terra grazie alla sua attrazione gravitazionale che notoriamente è pari a 0.
Quanto potrà mai essere attendibile una teoria come questa? Quale forza immaginaria dovrebbe sostenere questa attrazione reciproca tra questi due pianeti? Quale forza dovrebbe essere in grado di sostenere le proprie orbite in questo modo e soprattutto, una forza generata da cosa?
Proviamo a fare un esempio: prendiamo per buono il concetto che il Sole attrae la Terra e che contemporaneamente la Terra attrae il Sole e attraverso il gioco delle proporzioni, proviamo ad immaginare un'oggetto piccolo come una bilia di vetro (la terra) che attrae verso di se una palla da bowling (il sole) posizionata a circa 10 metri di distanza e viceversa. Adesso provate ad immaginare la Terra, questa bilia di vetro che per compiere un giro su se stessa impiega 24 ore e che per fare un giro attorno a questo Sole ci impiega un'anno, un Sole che per fare un giro su se stesso ci mette 25 giorni. Provate a ragionarci sopra intensamente.
Sono queste le velocità che dovrebbero essere in grado di generare un'eventuale forza che sia in grado di garantire un’attrazione reciproca?
E di Nettuno ne vogliamo parlare? Questo pianeta, nello stesso identico gioco, è paragonabile ad una palla da tennis posta a 300 metri di distanza dalla palla da boowling. Una palla da tennis che compie un giro su se stessa in 16 ore e che per compiere un giro intorno a questo ipotetico Sole non impiega un'anno, ma ne impiega 164.
Comprendo benissimo il fatto che dal nostro punto di vista, le velocità potrebbero sembrare elevate, in quanto la nostra percezione è legata alla nostra dimensione e non a quella dell'Universo, ma di fatto queste velocità sono quelle che appartengono al nostro sistema solare, quindi ad un sistema che procede molto lentamente e che se addirittura lo osservassimo da un punto di vista "galattico", si potrebbe dire che è praticamente immobile.
Secondo la teoria di Einstein, le orbite dei pianeti sono garantite da dei percorsi sostenuti da uno spazio tempo vuoto che all’incirca li mantiene tutti allo stesso livello, tutti tranne Plutone. Ah, dimenticavo, Plutone è stato declassato ad esopianeta quindi orbita su di un tessuto diverso dagli altri.
Dunque, se per quanto riguarda le orbite dei pianeti che ruotano attorno al Sole le cose funzionano in questo modo, la stessa cosa dovrebbe valere anche per i satelliti che ruotano intorno ad un pianeta, quindi quanti diversi tessuti occorrono per sostenere le 93 lune di Giove e che genere di tessuto è quello che sostiene l'orbita della Luna attorno alla Terra? E quello che sostiene le orbite dei sistemi solari contenuti all’interno di una Galassia?
Che sia chiaro, anche se potrebbe sembrarlo non ho benché la minima intenzione di sminuire la Fisica né tantomeno sminuire l'operato di Newton o quello di Einstein, anche perché se non fosse stato per loro questa materia e soprattutto l’evoluzione della tecnologia che conosciamo oggi non sarebbe di certo la stessa, ma mi dispiace, assolutamente no, le cose non possono funzionare in questo modo.
A mio modo di vedere, la fisica non aveva allora come del resto non ha tutt'ora una teoria che sia in grado di dare una spiegazione sufficientemente valida riguardo al motivo per il quale i pianeti mantengono quasi perennemente le stesse orbite attorno a corpi che hanno una massa maggiore della loro, né tantomeno ha una teoria che sia in grado di spiegare chi o che cosa possa essere in grado di generare questa forza che ci tiene incollati a terra meglio nota come forza di gravità.
Non nego che quella sera la mia reazione molto probabilmente era più gestita dal vino che mi faceva compagnia piuttosto che dalla ragione, ma comunque sia queste considerazioni furono la molla che mi spinse a domandarmi con caparbietà, se poteva esistere un modo alternativo, un qualcosa di diverso che potesse essere in grado di giustificare il comportamento dei pianeti all’interno di un sistema solare e che al tempo stesso permettesse di comprendere il motivo per il quale si generi questa forza che spinge da tutte le direzioni. Tenete presente che nel 2017 non si parlava ancora della materia oscura, o quantomeno io ancora non ne avevo sentito parlare, quindi in quel periodo non c’era ancora nulla di alternativo che potesse essere in grado di contrapporsi a queste due teorie, altrimenti avrei approfondito l'argomento con un certo interesse e molto probabilmente, non mi sarei messo di certo a cercare di immaginare quello che per gioco mi sono immaginato quella sera.
Che cosa è una teoria? Una teoria non è altro che un’ipotesi, una supposizione che utilizziamo per cercare di comprendere quello che non siamo in grado di vedere e che quindi, di conseguenza, non possiamo fare altro che cercare di immaginarla attraverso la fantasia, una fantasia normalmente legata alle cose che conosciamo nel periodo in cui viviamo, una fantasia che inizialmente parte da un’idea.
Ebbene, quella sera, talmente irritato e determinato nel cercare di capire che cosa potesse essere in grado di generare questa forza che apparentemente sembra venir fuori dal nulla, nella mia testa, nasce quell’idea, nasce una sorta diciamo di “modello”, un modello con delle caratteristiche completamente diverse dalla fisica che conosciamo, ma che alla fine, molto probabilmente, poteva essere anche in grado di funzionare.
Normalmente, quando finiscono gli effetti del vino, i ricordi di una sera solitamente svanisco, non riaffiorano mai, ma questa volta no, non è stato così, tanto è vero che nei giorni e nei mesi successivi, molto spesso, continuava a ritornare nella mia mente quell’idea, quel modello che mi ero immaginato quella sera, ed ogni volta che riaffiorava (da sobrio), non facevo altro che pormi domande su come, sotto un aspetto geometrico, potesse in qualche modo dare anche una spiegazione alla formazione della materia fino allo stadio successivo e cioè fino all'evolversi in una pianeta, al motivo per il quale questo pianeta avrebbe dovuto iniziare e soprattutto mantenere la propria orbita attorno ad questa massa posta al centro del nostro sistema solare, al comportamento della nostra e delle altre galassie, al modo in cui, in relazione a questo ipotetico modello si sarebbero potuto formare un buco nero, ecc.. ecc...
Tutto sembrava dare l’impressione che poteva anche essere in grado di funzionare…
Naturalmente questo non bastava, doveva adattarsi anche alle leggi della dinamica, forza centrifuga e forza centripeta, elettromagnetismo, suono, luce, calore, comportamenti atmosferici e ovviamente anche a tutto il resto. Chiaramente, andavano cambiate un po' di regole, interpretare alcune cose in un modo diverso, ma d’altra parte quel modello che aveva poco o nulla a che vedere con la fisica classica e qualcosa in comune con quello che forse oggi la fisica quantistica ritiene di aver compreso riguardo la materia oscura, i punti di vista non potevano essere di certo gli stessi.
Questo gioco, anche perché, per me che mi ritenevo e mi ritengo tutt’ora un appassionato di astronomia e di scienze in generale non poteva essere altro che un gioco, ha continuato ad andare avanti per circa due anni ossia fino a quando, un bel giorno, mentre stavo "sfogliando" alcune pagine sul internet, venni attratto da argomenti di cui io sinceramente di alcuni sino ad allora non avevo mai sentito parlare e comunque anche da altri che solitamente non avevo mai dato molta importanza.
Questi argomenti in questione non erano altro che osservazioni fatte su alcuni fenomeni palesemente presenti in natura, ma che venivano e vengono tutt’ora ignorati dalla Fisica probabilmente perché non suscitano alcun interesse scientifico da parte degli addetti ai lavori, pertanto non esistevano spiegazioni a riguardo come del resto non esistono ancora. Ma io quelle spiegazioni ce le avevo, anche perché quei “fenomeni”, quei comportamenti, li avevo già "visti" generarsi all'interno di quel “modello” che continuavo ad immaginare da tempo e anche se in quel momento tutto questo mi colpì, quello che invece mi stupì veramente fu il fatto che alcune di quelle teorie abbandonate dalla fisica perché non in linea con le proprie leggi, erano molto simili a quelle conclusioni ai cui io ero arrivato senza conoscerle.
Di conseguenza a partire da quel momento, oltre che continuare a perseguire quel “modello”, iniziai a mettere in discussione quelle teorie della fisica che mi avevano lasciato sempre un po' perplesso, in quanto, a mio modo di vedere, in alcuni casi davano l'impressione di non essere state approfondite in modo corretto, in altri invece, implicavano delle contraddizioni che le rendevano letteralmente prive di senso. Con il passare del tempo, continuando ad riflettere sui comportamenti di questo “modello” immaginario, ma soprattutto mettendo a confronto le mie osservazioni con quelle di coloro che avevano suggerito le prime teorie, quelle che hanno gettato le basi della fisica classica e della quantistica, quelle apparentemente più solide, quelle che tutti noi abbiamo sempre dato per scontato grazie alla convinzione e alla determinazione di coloro che le hanno sempre sostenute nel modo in cui gli era stato insegnato e che, senza riflettere più di tanto, allo stesso modo hanno continuato ad insegnarcele, mi sono reso conto che il problema iniziava esattamente da lì.
In definitiva, se ci pensate bene, le teorie che sono alla base della fisica sono state ideate, studiate e divulgate, 100, 200, 300 se non addirittura 500 anni fa e in alcuni casi anche molto tempo prima, di conseguenza, senza togliere assolutamente nulla a quei brillanti scienziati che le hanno ipotizzate, resta comunque il fatto che la “fantasia” di quelle persone era limitata alle conoscenze del periodo in cui le avevano concepite, come del resto anche la capacità di osservazione ed il confronto con altri punti di vista. Ma questo di fatto è un problema relativo, il problema serio invece, è che quelle fantasie frutto dell’immaginazione di quelle persone sono state trasformate in leggi e quindi in certezze che ormai nessuno rimette in discussione, certezze che hanno condizionato il nostro modo di pensare e soprattutto il nostro modo di osservare tutto quello che ci circonda, certezze che in molti casi, non ci permettono di vedere quello che quotidianamente si manifesta palesemente davanti ai nostri occhi.
Pertanto, per tutti i motivi che vi ho elencato sino ad ora e non solo, credo che queste teorie debbano essere riviste anche perché alcune potrebbero non essere state formulate nel modo corretto, mentre altre potrebbero avere la necessità di essere integrate o sostituite da nuovi principi, oppure, nella peggiore delle ipotesi, abbandonate in modo definitivo.
Arrivati a questo punto, qualcuno di voi potrebbe pensare che io cominciassi a descrivere i principi di queste mie teorie, ma diversamente io credo invece che non sia giunto ancora il momento, anche perché, trattandosi di molteplici argomenti messi assieme da principi completamente diversi rispetto a quelli che ci ha sempre proposto la fisica che conosciamo o meglio, che presumiamo di conoscere, se non fossero seguite con una certa attenzione e soprattutto con un certo interesse, queste teorie rischierebbero di morire ancor prima di nascere. E questo non è di certo l’obbiettivo che mi sono prefissato.
Pertanto, quello che invece io credo sia il caso di fare, è di iniziare a rimettere in discussione le prime teorie, ma non a partire da quelle relative alla dinamica come potrebbe sembrare opportuno sia il caso di fare, ma a partire da quelle legate alla luce e alle leggi dell’ottica e questo perché non solo contengono una lunga serie di grossolane contraddizioni che passano inosservate, ma soprattutto perché è la strada più semplice da seguire per comprendere al meglio il comportamento delle onde elettromagnetiche, o meglio per essere più precisi, quei comportamenti che abbiamo sempre ignorato riguardo al ruolo che svolgono durante la formazione della materia, principi che comunque dovrebbero riguardare anche la dinamica stessa.
Buona visione.
“Il nostro cervello quando si trova di fronte alla comprensione di un nuovo fenomeno, che sia un meccanismo, il significato di una parola, di un gesto ecc… , tende a concepirlo attraverso una sorta di confronto con concetti assimilati in precedenza, dopo di che, una volta compreso, attraverso una serie di associazioni o forse è meglio dire di “sovrapposizioni”, lo archivia con quelli che più gli sono sembrati vicini alla risoluzione di quest’ultimo. Queste “sovrapposizioni” assimilate nel tempo, queste scorciatoie che non obbligano il nostro cervello a dover ripensare o rimettere in discussione i concetti precedenti, ci permettono di elaborare e di comprendere con maggiore rapidità le questioni successive. Ma, questo metodo seppure per un certo verso efficace presenta un enorme problema, in quanto nel momento in cui un concetto assimilato in precedenza dovesse risultare sbagliato sarà inevitabile che anche tutti gli altri “sovrapposti” successivamente risulteranno di conseguenza sbagliati e questo il cervello non lo tollera, anche perché nel momento in cui questi concetti vengono sovrapposti tra loro procedono sempre più in profondità, di conseguenza più saranno profondi, più sarà difficile rimuoverli. E’ la capacità di riflettere, di ripensare e di rimettere continuamente in discussione le proprie convinzioni costruite sulla sovrapposizione di questi concetti assimilati nel tempo, che distingue un essere umano dall'altro.”